Con legatoria si intende sia l’antica bottega artigiana in cui venivano rilegati i libri, sia il procedimento con cui viene materialmente assemblato un libro unendo un certo numero di fogli separati (di carta o altro materiale) alla copertina. In quest’ultimo caso si parla anche di rilegatura.
La legatoria ha avuto un’evoluzione che potrebbe essere riassunta come lo sviluppo di tecniche intese a produrre il maggior numero di pezzi possibili nel minor tempo possibile.
Storia
Origini
Il mestiere del legatore potrebbe essersi sviluppato intorno al I secolo d.C..

Esistono testimonianze letterarie (per esempio il poeta Marziale), che accennano all’esistenza di forme elementari di quello che sarebbe diventato il complesso oggetto libro.
Gli scrittori occidentali scrivevano i testi più lunghi in pergamene, depositate in mensole con piccoli fori cubici simili ai moderni portabottiglie. La parola volume, dalla parola latina volvere (“arrotolare”), viene da queste pergamene. Le note di corte venivano scritte su cortecce e foglie di alberi, mentre i documenti importanti venivano scritti su papiro.
Le pergamene si possono arrotolare in due modi: il primo è quello di avvolgerle attorno a una singola anima, in modo simile ai moderni rotoli di carta delle cartiere; tuttavia, anche se è facile costruire questo tipo di pergamena, un rotolo simile deve essere completamente srotolato per poterlo leggere sino in fondo. Questo problema viene parzialmente affrontato con il secondo metodo, che è quello di avvolgere la pergamena tra due anime, come nella Torah. In questo modo il testo può essere letto sia dall’inizio che dalla fine e le porzioni di pergamena che non vengono lette possono rimanere avvolte (e protette).
Il libro rilegato, quindi, non serviva nei tempi antichi, poiché molti testi —pergamene— greci ad esempio erano lunghi trenta pagine, che possono essere tenute in mano. I greci chiamavano i loro libri tomi, che significa “tagliare”.
Il Libro dei morti egizio era di 200 pagine, ma non era mai stato pensato per essere letto dai vivi. Le Tōrāh, edizioni del libro sacro ebreo, venivano anche tenute in speciali supporti quando lette.
La prima soluzione inventata per sopperire a questo problema fu un gruppo di semplici tavole in legno cucite assieme; attorno al I secolo a.C. i romani chiamarono questo semplice libro codex – codice – parola che deriva dall’equivalente in Latino di “tronco di albero”.
I codices dell’epoca erano ottenuti piegando fogli di pergamena o papiro e (archeologicamente provato almeno per questi ultimi) cucendoli alla piega.
L’avvento del Cristianesimo è generalmente considerato una delle cause principali che permise ai libri in forma di codex di affermarsi sul più tradizionale libro in forma di volumen cioè di rotolo.
In effetti l’idea di un gruppo di semplici tavole in legno connesse tra loro era nota da alcuni secoli: ne sono rimaste testimonianze archeologiche per es. nei dittici e polittici del banchiere Cecilio Giocondo rinvenuti a Pompei. Tuttavia furono i primi cristiani copti dell’Egitto a fare la prima innovazione. Essi scoprirono che piegando fogli di pergamena o papiro a metà e cucendoli attraverso la piega, era possibile produrre un libro che poteva essere scritto in entrambi i lati. I libri potevano avere tavole in legno che li racchiudevano. Di fatto la forma del codice permise un significativo miglioramento facilitando la consultazione, il trasporto e la produzione libraria.
Nel medioevo, soprattutto dopo l’alfabetizzazione, la legatoria era diventata molto famosa e importante; successivamente questi metodi manifatturieri risultarono molto costosi e con l’arrivo della stampa su larga scala, oggi sono lavori praticati solo in culture più tradizionali.


